Viaggio in Amazzonia: mai la stessa acqua, navigare in un ritmo liquido

di Carolina Saporiti

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n Amazzonia non c’è un confine netto tra acqua e terra. Il fiume non scorre accanto alla foresta: la attraversa ogni giorno e ciclicamente la invade, riscrivendone la forma. È un sistema unico, in cui tutto dipende dall’acqua: il ritmo delle stagioni, la forma degli alberi, perfino il modo in cui ci si muove. Dall’alto è evidente: l’Amazzonia è un intreccio infinito di corsi d’acqua, oltre seimila tra fiumi e affluenti, che scavano e ridisegnano un territorio immenso. Ma è solo entrando davvero in questo labirinto che si capisce cosa significhi. Si può navigare per ore senza mai vedere una riva vera, solo pareti verdi che si riflettono sull’acqua scura.

Viaggio in Amazzonia: la giungla sommersa

Ci sono luoghi in cui la foresta resta asciutta, la cosiddetta “terra firme”, e altri in cui l’acqua entra ciclicamente, sommergendo tutto. Sono le foreste allagate: igapó e várzea. Qui gli alberi crescono già pronti a stare con le radici immerse per mesi, e i rami più bassi diventano passaggi silenziosi per pesci, rettili, insetti. In stagione delle piogge, la giungla si trasforma in una città sommersa — ed è proprio in questi mesi (tra marzo e agosto) che si naviga più facilmente all’interno della foresta, mentre nella stagione secca (indicativamente tra settembre e febbraio) si cammina di più, ma molte zone restano irraggiungibili via acqua.

Viaggio in Amazzonia: partenza da Manaus

Nel nostro viaggio nella foresta amazzonica brasiliana, siamo partiti da Manaus, principale porta d’accesso alla regione e collegata con voli interni dalle grandi città del Brasile (comodissimo volare con TAP da Milano e Roma, facendo scalo a Lisbona). Da qui, dopo una notte in città, ci si muove quasi sempre in barca: poche ore di navigazione bastano per lasciare alle spalle il traffico urbano e ritrovarsi immersi nella foresta. La prima tappa è spesso l’incontro tra Rio Negro e Rio Solimões, il cosiddetto “Meeting of the Waters”, dove le due acque — una scura, l’altra color fango — scorrono affiancate per chilometri senza mescolarsi.

Viaggio in Amazzonia: il ritmo liquido

Poi c’è l’acqua, sempre diversa. In alcuni tratti è marrone, carica di sedimenti; in altri diventa scura, quasi nera, riflettente come uno specchio. Cambiano i fiumi, cambia la biodiversità, cambiano anche le comunità che vivono lungo le rive. Navigare qui significa adattarsi a questo ritmo liquido. Non esistono strade, solo percorsi che si aprono e si chiudono con le stagioni. Le distanze non si misurano in chilometri ma in ore di barca. Le giornate seguono un ritmo semplice: si esce presto, quando la foresta è più attiva, si rientra nelle ore più calde e si riparte nel pomeriggio. Gli incontri con gli animali sono sempre possibili ma mai garantiti — delfini rosa, bradipi, scimmie, uccelli — e richiedono tempo, silenzio e un po’ di fortuna. Si fanno soste nei villaggi, costruiti su palafitte per adattarsi alle piene, dove si scopre la lavorazione della manioca, base dell’alimentazione locale. La sera, spesso, si esce di nuovo in barca: con una torcia si cercano i riflessi degli occhi dei caimani lungo le rive, mentre sopra si apre un cielo stellato difficile da immaginare altrove.

Viaggio in Amazzonia: serve adattamento

Dal punto di vista pratico, i soggiorni nella foresta durano in genere da due a quattro notti e includono guide locali, trasferimenti in barca ed escursioni. Non è un viaggio complicato, ma richiede adattamento: caldo umido costante, connessione quasi assente, ritmi lenti. In cambio, offre una delle immersioni più complete in un ecosistema ancora largamente intatto. L’Amazzonia non è un paesaggio da osservare, ma un sistema in cui entrare. E una volta dentro, si perde subito il senso delle proporzioni: per dimensioni — milioni di chilometri quadrati — e per biodiversità, la più alta del pianeta.

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Nasce il nuovo progetto di comunicazione che unisce sotto un’unica piattaforma online gli appassionati del mondo dell’acqua declinato in tutte le sue forme.

 

La parola acqua deriva dal latino “aqua”, che a sua volta ha una radice indoeuropea, la stessa della parola onda, che passando dal greco diventa “unda” in latino.

Acqua e onda: ovvero identica radice linguistica per due elementi che non possono esistere l’uno senza l’altro. 

 

Le onde sono un movimento perpetuo, sono il fluido che rappresenta l’impulso positivo al cambiamento.

 

Da qui nasce l’avventura di “On the Blue”: che ogni giorno vi condurrà in un viaggio in compagnia di chi questo elemento lo vive e lo ha vissuto.

 

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