Rasiglia, la “piccola Venezia” spinta dall’antica energia della sorgente

di Redazione

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a chiamano “piccola Venezia” per almeno due motivi: l’indissolubile legame con l’acqua e l’affollamento di migliaia di turisti – mai meno di cinquemila al giorno – soprattutto nei weekend estivi, prendendo d’assalto il bordo della peschiera nella piazza di questo centro dalle origini antichissime

In realtà ci sono 427 chilometri a dividere la Serenissima da Rasiglia, frazione montana a 650 metri di altitudine nel comune di Foligno, nata dalla fonte che scorre per larghi tratti nelle sue profondità, prima di incontrare fenditure nel travertino e risalire al suolo. D’altro canto, l’etimologia dei termini non tradisce quasi mai: il nome del borgo deriva da Rasa–ilia, parole paleoumbre che stanno a designare delle sorgenti impetuose.

Distretto tessile sin dall’età medievale, Rasiglia era una rinomata filiera della lana in cui l’acqua faceva la sua parte già dal Duecento, alimentando generosamente tutte le macchine necessarie per trasformare il vello in tessuti di alta qualità.

Lana stesa

Il resto è storia di nobili famiglie e donne imprenditrici nel nome dei Tonti, lanaioli giunti nel Cinquecento per costruire gli edifici dove si viveva e si lavorava letteralmente sull’acqua, che dal basso scandiva i meccanismi. A metà dell’Ottocento Caterina Tonti, imprenditrice che ereditò e rinnovò il lanificio di famiglia, fece installare la prima turbina idroelettrica dell’Umbria.

Peschiera

Fu il periodo di massimo splendore per Rasiglia, molto tempo prima della crisi del secondo dopoguerra e del terremoto del 1997: la prima distrusse tutti i macchinari, il secondo spazzò via gran parte degli abitanti che, seppur costretti a scendere a valle, erano rimasti.

Area di Rasiglia

Le anguste strade di pietra furono per anni dei fili isolati attorno alle sorgenti di Rasiglia, ormai divenuta un borgo-fantasma, incastonato tra edifici derelitti e canali intasati. «L’unico rumore del paese è il fluire costante e testardo dell’acqua», era la voce unanime delle poche decine di anziani autoctoni rimasti.

Ma arrivò anche il tempo della ripresa, con la nascita a firma dell’associazione Rasiglia e le sue sorgenti animata dai figli degli attempati abitanti, i quali decisero di far risorgere il paese grazie a studi antropologici certosini, raccolta di storie locali e memorie fotografiche, ma soprattutto la valorizzazione delle imprescindibili sorgenti, consegnate alla toponomastica con i nomi di una vita attribuiti loro dagli stessi rasigliani: Capovena alla fonte più generosa, Alzabove a quella in cui si rifocillavano i buoi affaticati dopo il lavoro nei campi, Venarella alla sorgente da cui sgorga l’acqua più povera di minerali e persino Pidocchiosa a quella caratterizzata da un flusso scarso.

Mentre dalle istituzioni tutto tace, senza alcun segnale nell’ottica di un miglioramento delle infrastrutture, della viabilità e di una raccolta sistematica dei rifiuti, l’unica strada per proseguire nel piano condiviso di rilancio attuato dall’associazione è muovere verso un futuro sostenibile per Rasiglia.

In che modo? Ripopolandola di giovani e nuove famiglie, gestendo un turismo meno numeroso ma più consapevole – a cui proporre, ad esempio, visite guidate intrise di storia, come quella tra i mulini – e puntando su progetti green, capaci di restituire al borgo nato attorno all’acqua l’antica energia delle sue sorgenti.

Foto @Rasigliaelesuesorgenti

Mi chiamo Manuel, ho 33 anni e osservo da sempre con interesse ogni forma acquatica generosamente offerta dalla natura. Laureato con lode in Relazioni Internazionali nel 2012, dal gennaio successivo sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Il mio hobby preferito è viaggiare, ovunque, ma quando devo scegliere tra mare e montagna non ho dubbi: il richiamo dell’acqua è troppo forte! In questa foto mi trovo a Capri, durante la mia ultima vacanza "on the blue", immerso nell’inestimabile panorama con vista Faraglioni.

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Nasce il nuovo progetto di comunicazione che unisce sotto un’unica piattaforma online gli appassionati del mondo dell’acqua declinato in tutte le sue forme.

 

La parola acqua deriva dal latino “aqua”, che a sua volta ha una radice indoeuropea, la stessa della parola onda, che passando dal greco diventa “unda” in latino.

Acqua e onda: ovvero identica radice linguistica per due elementi che non possono esistere l’uno senza l’altro. 

 

Le onde sono un movimento perpetuo, sono il fluido che rappresenta l’impulso positivo al cambiamento.

 

Da qui nasce l’avventura di “On the Blue”: che ogni giorno vi condurrà in un viaggio in compagnia di chi questo elemento lo vive e lo ha vissuto.

 

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