Orgoglio siculo: un biologo marino giramondo nell’équipe ONU

di Manuel Gavini

C

ome fortunatamente spesso accade, a bilanciare almeno in parte le troppe nefandezze di casa nostra, c’è un’Italia di cui andare orgogliosi e fieri in giro per il mondo.

È il caso di Antonio Di Natale, classe 1953 da Messina.

Un nome come tanti, una missione in realtà speciale: da poco, infatti, l’ONU l’ha inserito nel nuovissimo UN Team of Specialists on Environmental, Social and Governance Traceability of Sustainable Value Chains in the Circular Economy di Ginevra.

Si tratta dell’unico italiano ad aver ricevuto – e per la terza volta – una nomina diretta da parte delle Nazioni Unite: un enorme prestigio anche per un illustre biologo marino come lui, il quale, dopo aver condotto gli studi in Scienze Politiche nella città natale, scoprì solo in seguito la sua reale vocazione per la biologia marina, grazie a cui ha già ricoperto all’estero prestigiosi incarichi di livello internazionale.

Il primo, nel 2017, quando fu nominato nel pool di esperti a New York per redigere il World Ocean Assessment 2, pubblicato lo scorso marzo, in cui Di Natale si è occupato di “Scientific understanding of the ocean”: un riferimento mondiale – sull’oceano, gli organismi che lo abitano e le comunità umane che ne usufruiscono – così importante da valergli il rinnovo dell’incarico fino al 2025.

Il secondo, più specifico, lo vede inserito a Ginevra, sempre dal 2017, nel Sustainable fishery team of specialists: il suo compito è definire lo standard ONU per il trasferimento in tempo reale dei dati di pesca in alcuni Paesi in fase di applicazione sperimentale, che permetterà una gestione più sostenibile della pesca stessa.

Il terzo incarico, invece, «è arrivato improvvisamente e mi ha sorpreso – rivela Antonio nell’intervista concessa lo scorso dicembre alla Gazzetta del Sud – Abbiamo concluso da poco la prima riunione sul contesto internazionale delle catene sostenibili con tracciabilità completa. Il nostro gruppo definirà lo standard ONU di riferimento per ogni catena produttiva: io mi occuperò di sostenibilità ambientale e, soprattutto, delle risorse di origine acquatica, settore in cui ho una lunga esperienza».

Lasciare una stretta realtà di provincia come quella messinese può diventare inevitabile per uno studioso che intende ampliare i propri orizzonti e mettersi in discussione con nuove esperienze, ma probabilmente nemmeno lui avrebbe mai pensato di vedere 62 Paesi, arrivando a guadagnarsi il titolo di giramondo: «Sembrano tanti, ma sono pochi – è la sorprendente risposta, che cela del rimorso quando ripensa ai danni causati dalla pandemia – Il coronavirus ci ha tarpato le ali, costringendoci a cancellare una gran quantità di trasferte. Viaggiare permette di conoscere culture e popoli in ogni angolo del pianeta. Ogni Paese mi ha lasciato qualcosa che spero, almeno in parte, di aver ricambiato».

Eppure, il richiamo di casa da parte della sua terra e dei suoi affetti non potrà mai esaurirsi: «Quando posso torno sempre, perché Messina e la Sicilia fanno parte di me. Ho provato una rabbia profonda vedendo le recenti riprese subacquee dei nostri fondali ricoperti da plastiche, rifiuti, scarti e relitti urbani, specie comparandole con le immagini degli anni Settanta, che mostravano pareti di idrocoralli e fondali bellissimi. Messina ha la biodiversità maggiore del Mediterraneo, il suo mare è uno scrigno che contiene non solo veri e propri tesori biologici, ma anche autostrade subacquee nelle quali migrano pesci e altri organismi».

Per attuare una profonda opera di sensibilizzazione, basterebbe divulgare con maggior frequenza le ricchezze naturali e le antiche culture marittime: un capitale dal valore inestimabile che, purtroppo, troppo spesso viene deturpato.

Mi chiamo Manuel, ho 33 anni e osservo da sempre con interesse ogni forma acquatica generosamente offerta dalla natura. Laureato con lode in Relazioni Internazionali nel 2012, dal gennaio successivo sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Il mio hobby preferito è viaggiare, ovunque, ma quando devo scegliere tra mare e montagna non ho dubbi: il richiamo dell’acqua è troppo forte! In questa foto mi trovo a Capri, durante la mia ultima vacanza "on the blue", immerso nell’inestimabile panorama con vista Faraglioni.

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Nasce il nuovo progetto di comunicazione che unisce sotto un’unica piattaforma online gli appassionati del mondo dell’acqua declinato in tutte le sue forme.

 

La parola acqua deriva dal latino “aqua”, che a sua volta ha una radice indoeuropea, la stessa della parola onda, che passando dal greco diventa “unda” in latino.

Acqua e onda: ovvero identica radice linguistica per due elementi che non possono esistere l’uno senza l’altro. 

 

Le onde sono un movimento perpetuo, sono il fluido che rappresenta l’impulso positivo al cambiamento.

 

Da qui nasce l’avventura di “On the Blue”: che ogni giorno vi condurrà in un viaggio in compagnia di chi questo elemento lo vive e lo ha vissuto.

 

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