di Redazione
on accennano a interrompersi le prolifiche scoperte di reperti storici nascosti per secoli nelle profondità acquatiche.
Stavolta la notizia non riguarda un fondale oceanico o il Mar Mediterraneo, come nel caso del recente ritrovamento della nave romana negli abissi delle Egadi, ma i ben più ridotti spazi della laguna di Venezia, sotto la quale è stata scoperta un’antichissima strada risalente alla Roma imperiale. Composta da dodici strutture allineate lungo l’asse Canale Treporti, alte quasi 3 metri e lunghe fino a 52, essa collegava Chioggia, l’antica Clodia, ad Altino, città che sorgeva sulla parte settentrionale della laguna (da non confondere con l’Altino abruzzese, comune di circa tremila abitanti in provincia di Chieti), rappresentando un tratto della più vasta rete viaria romana dell’Italia nord-orientale.
L’insediamento di Altino risale addirittura al Paleolitico, ma è con l’annessione all’Impero romano che diventa un florido centro, con un’economia basata su allevamento, pesca e commercio marittimo. Una cittadina affacciata sulle valli lagunari, che i romani arricchirono con giardini, portici, impianti idrici e un sistema di ponti e imbarcazioni che la rendevano un’antenata in miniatura di Venezia. Purtroppo le invasioni barbariche la distrussero, costringendo gli abitanti a fuggire. Ciò che rimase furono gli scavi archeologici situati in una zona che oggi è aperta campagna, conservati nel museo archeologico nazionale patrimonio dell’UNESCO.
Una delle dodici strutture fu già rinvenuta nel 1985, in collaborazione con la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia, dall’archeologo Ernesto Canal – nomen omen a Venezia, quasi uno scherzo del destino – e fino ad oggi è rimasta l’unica di cui si ha avuto riscontro, anche in considerazione del fatto che solo recentemente, per avere una migliore percezione del tratto all’epoca, è stata ricostruita l’immagine digitale capace di mostrarne il percorso lungo il litorale. Alla scoperta della strada si aggiunge un ulteriore elemento lungo 135 metri e alto 4, che secondo gli studiosi rappresenterebbe il relitto di una parte di struttura portuale o di un molo di quella stessa epoca.
Molto nutrito il gruppo che ha lavorato la ricerca, sviluppata mediante la mappatura dei fondali lagunari per mezzo di un sonar capace di fornire dati sottomarini ad alta risoluzione. Pubblicata sulla rivista Scientific Report da parte del Gruppo Nature, a firma della geofisica Fantina Madricardo del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’archeologa Maddalena Bassani dell’Università Iuav di Venezia, essa ha coinvolto anche Federica Foglini, geologa dell’Istituto di Scienze Marine di Bologna, insieme a Giuseppe D’Acunto e Antonio Calandriello, esperti di rappresentazione digitale.
La scoperta conferma l’ipotesi secondo cui si registra una forte presenza romana presso Venezia. Prima di essa, infatti, numerosi furono i resti di origine imperiale ritrovati, in particolare anfore sommerse sotto i fondali lagunari. Più in generale, la notizia conferma il sospetto che già secoli prima della fondazione della futura Serenissima fossero presenti stabili insediamenti, con un sistema viario strutturato e collaudato, come confermato dallo studio di cui sopra. È noto che i romani non prescindessero mai dalla progettazione di una viabilità estremamente efficiente, in grado di estendersi per decine di migliaia di chilometri a collegamento di tutti i loro territori, come dimostrato anche dopo due millenni in siti non soltanto europei, ma anche mediorientali e nordafricani.
Naturalmente, il sistema dei trasporti dell’Impero non era limitato solo alle rotte terrestri, ma esteso anche ad ambienti di transizione quali delta, paludi e – per l’appunto – lagune, a formare una rete capillare di corsi d’acqua imprescindibile per gli scambi di merci e la circolazione umana. Nella fattispecie, va precisato che il livello medio delle acque nella più grande laguna del Mediterraneo era più basso in epoca romana rispetto a quello attuale e che gran parte della città, oggi sommersa, era accessibile via terra. Tale scoperta, dunque, può dirsi figlia delle sorti di Venezia, la cui origine ed evoluzione geologica è da sempre strettamente legata al relativo innalzamento del livello medio del mare, che tutt’oggi minaccia l’esistenza stessa dell’isola lagunare e dell’intera città.