Cenotes dello Yucatán: viaggio dentro le piscine sacre del Messico

di Carolina Saporiti

C

osa sia un cenote, in fondo, lo sappiamo quasi tutti. Sono quelle enormi piscine scavate nella roccia che associamo immediatamente a un viaggio in Messico, nello Yucatán: acqua trasparente, liane che scendono dalle pareti, raggi di sole che attraversano le grotte. Ma come si siano formati - cosa siano davvero, geologicamente - quanti tipi ne esistano o come riconoscere un cenote giovane da uno più antico, è già qualcosa che si conosce meno. I cenotes sono pozzi naturali che, in Messico, hanno consentito per secoli - e in alcuni casi consentono ancora oggi - l’approvvigionamento di acqua dolce in una terra dove i fiumi scorrono soprattutto sottoterra. In epoca preispanica avevano anche un’importanza rituale, tanto che sui loro fondali sono stati trovati oggetti rituali, offerte e scheletri di sacrifici. Oggi, più spesso, sono luoghi dove fare il bagno, nuotare o immergersi. Ma continuano ad avere qualcosa di sacrale. Per raggiungerli bisogna scendere scale ripide dentro cavità fresche e umide, attraversare la foresta… E accanto a un cenote, quasi sempre, cresce un grande albero: le sue radici cercano l’acqua, scendono lungo le pareti calcaree e finiscono per diventare parte del paesaggio stesso.

Cenotes: come nascono

Lo Yucatán è una penisola piatta, che raramente supera i 200 metri di altitudine. Gran parte del suo territorio è formato da roccia calcarea, chiara e porosa, depositatasi milioni di anni fa quando questa regione era sommersa dal mare. Qui la pioggia penetra facilmente nel terreno attraverso crepe e fratture, formando una gigantesca rete di fiumi sotterranei che scorrono invisibili sotto la giungla e trovano il loro sbocco naturale nel Mar dei Caraibi. È un tipico paesaggio carsico. Nel tempo, l’acqua piovana e quella di falda scavano caverne nel sottosuolo; quando la volta della grotta cede, si apre una voragine che si riempie d’acqua: nasce così il cenote. La parola deriva dal maya dzonot, “cavità d’acqua”. E in effetti i cenotes possono apparire come grotte chiuse, laghetti aperti o profonde piscine naturali immerse nella foresta tropicale.

Cenote: giovane o vecchio? Come riconoscerli

Anche i cenotes hanno un’età geologica. I più giovani sono quelli quasi completamente chiusi: piccoli ingressi nella roccia conducono a caverne sotterranee dove l’acqua appare scura, immobile, illuminata solo da qualche fessura nel soffitto. Sono i più misteriosi, spesso popolati da pipistrelli e attraversati da radici sottili che pendono dall’alto. Con il passare del tempo, i crolli diventano sempre più ampi. I cenotes maturi si aprono verso il cielo, assumendo la forma di grandi pozze circolari circondate dalla vegetazione. Quelli più antichi, infine, hanno pareti meno ripide e un aspetto quasi lacustre: la grotta originaria è ormai quasi scomparsa. In molti cenotes vicini alla costa accade inoltre un fenomeno affascinante: l’acqua dolce, più leggera, resta separata da quella salata proveniente dal mare. Le due masse si incontrano senza mescolarsi del tutto, divise da una linea tremula chiamata haloclina. Sopra nuotano pesci d’acqua dolce, sotto specie marine.

Cenotes: luoghi sacri tra miti e archeologia

Per i Maya i cenotes erano porte verso l’aldilà, luoghi di comunicazione tra il mondo umano e quello divino. Non sorprende quindi che per secoli siano stati utilizzati come spazi rituali e di culto. Sul fondo di molti cenotes archeologi e speleologi hanno trovato oggetti votivi, gioielli, idoli, ceramiche, armi e anche resti umani legati ai sacrifici rituali. Nei dintorni di Tulum, nel cenote di Naharon, è stato rinvenuto anche uno dei più antichi resti umani delle Americhe, risalente a oltre 13 mila anni fa. Eppure, ancora oggi, entrando in alcuni cenotes si ha la sensazione di attraversare una soglia. L’aria cambia temperatura, la luce si attenua, il rumore della giungla resta fuori. Rimane soltanto l’acqua.

I cenotes più famosi dello Yucatán

Alcuni sono diventati vere icone del viaggio in Messico. Il cenote sacro di Chichén Itzá è probabilmente il più noto dal punto di vista storico. Nei dintorni di Valladolid si trovano invece cenotes celebri per la balneazione, come Ik Kil, quasi completamente aperto e circondato da vegetazione pendente. Vicino a Tulum, invece, i sistemi sotterranei sembrano non finire mai: Dos Ojos è uno dei più famosi tra i subacquei, mentre il sistema carsico di Ox Bel Ha si estende per centinaia di chilometri sotto la foresta. Nello Yucatán, in totale, si contano migliaia di cenotes. Alcuni sono attrezzati e frequentati, altri nascosti lungo strade sterrate o dentro proprietà private da scoprire conquistando la fiducia di qualche locale.

Laureata in Lettere Moderne, sono giornalista professionista dal 2011 e vivo a Venezia. Collaboro con diverse testate online e offline. Mi piace scrivere di cose belle e buone: viaggi, cibo&vino, cultura e ambiente. Amo camminare, in spiaggia o nei boschi. Sono curiosa, leggo e prendo sempre appunti.

TOP

 

 

Nasce il nuovo progetto di comunicazione che unisce sotto un’unica piattaforma online gli appassionati del mondo dell’acqua declinato in tutte le sue forme.

 

La parola acqua deriva dal latino “aqua”, che a sua volta ha una radice indoeuropea, la stessa della parola onda, che passando dal greco diventa “unda” in latino.

Acqua e onda: ovvero identica radice linguistica per due elementi che non possono esistere l’uno senza l’altro. 

 

Le onde sono un movimento perpetuo, sono il fluido che rappresenta l’impulso positivo al cambiamento.

 

Da qui nasce l’avventura di “On the Blue”: che ogni giorno vi condurrà in un viaggio in compagnia di chi questo elemento lo vive e lo ha vissuto.

 

SEGUI LE NOSTRE

“ONDE BLU”!!!