25 aprile: Le avventure di Robinson Crusoe… e di Brendon Grimshaw

di Manuel Gavini

I

l 25 aprile 1719 vide la luce il celeberrimo romanzo di Daniel Defoe Le avventure di Robinson Crusoe e nessuna ricorrenza sembra migliore per riproporre un racconto simile, anch’esso legato all’acqua ma più recente e soprattutto reale.

Si tratta dell’incredibile storia di Brendon Grimshaw, l’uomo che costruì da zero un’inedita oasi tropicale durante la sua permanenza a vita nell’incantevole Moyenne Island: dieci ettari di paradiso, prima di allora abbandonati, nell’arcipelago delle Seychelles.

Originario dello Yorkshire, un tempo la più grande contea del Regno Unito, Brendon Grimshaw si stabilì in Africa per vivere un’ordinaria esistenza da caporedattore di un quotidiano. Un giorno, stanco della frenetica e monotona vita in società, decise di dare una svolta realizzando il sogno di molti con il coraggio di pochi: comprare un’isola tutta per sé.

Tutto cominciò nel 1962, quando le sue ricerche lo convinsero a stabilirsi in quell’isola – lunga appena 400 metri – individuata nel cuore dell’Oceano Indiano nell’arcipelago delle Seychelles e acquistata per circa ottomila sterline, con l’impegno di trasformarla in un angolo di Eden e trascorrere il resto dei suoi giorni immerso in acque cristalline, tra flora e fauna locale.

«Dal momento in cui misi piede sull’isola, capii di essere finito nel posto giusto», avrebbe rivelato anni dopo Grimshaw durante un’intervista. Di certo non fu un’esperienza facile, soprattutto all’inizio: al tempo del suo trasferimento, infatti, Moyenne era completamente invasa da una vegetazione fitta e totalmente disordinata, nonostante sull’isola ci fossero appena quattro alberi

Brandon ne piantò migliaia di alberi nel corso degli anni, raggiungendo un totale di sedicimila, che finirono per attirare tantissime specie di animali. Reintrodusse inoltre l’autoctona tartaruga gigante marina di Aldabra, trasformando un piccolo lembo di terra in una riserva naturale per 120 testuggini in via d’estinzione.

Circondato da noci di cocco e poco altro, si occupò di creare qualche infrastruttura, costruendo quasi cinque chilometri di sentieri naturali che garantissero una minima ma essenziale organizzazione logistica nel suo splendido micro-ecosistema, rendendolo abitabile per l’unica forma di vita umana presente: se stesso. Un abitante delle Seychelles, Rene Antoine Lafortune – il suo “Venerdì”, parafrasando nuovamente Le avventure di Robinson Crusoe – fu il solo ad aiutarlo occasionalmente in quest’impresa durata due anni, a cui fece seguito la piantumazione di palme, alberi di mango e papaia.

Quanto alla fauna, poiché Moyenne era disabilitata da volatili, Grimshaw provò a introdurre da una vicina isola le prime specie di uccelli: inizialmente non trovarono il loro habitat e scapparono via, ma pian piano accettarono il cibo offerto e si stabilirono in duemila. Con il tempo, sull’isola sarebbero arrivate anche l’elettricità e un cavo telefonico.

Anni di duro lavoro resero Moyenne un gioiello inestimabile, fin quando nel 2010 Brendon ricevette da un facoltoso principe saudita un’offerta pari a 50 milioni di dollari per venderla: lui declinò in nome del suo amore per la natura, rifiutando l’idea che l’isola potesse diventare una meta turistica di vacanza per multimilionari. Al contrario, il suo sogno era renderla una riserva naturale aperta a tutti ma con accessibilità regolamentata, per non alterare il delicato ecosistema creato con tanta fatica. Così, nel 2009, l’isola di Moyenne fu dichiarata Parco Nazionale delle Seychelles, il più piccolo al mondo, attivo ancora oggi.

Brendon Grimshaw visse felicemente sulla sua amata isola per ben 50 dei suoi 87 anni. Morì il 3 luglio 2012, non prima di aver lasciato in eredità due preziosi contributi: la sua storia, raccontata nel 1996 sulle pagine del libro A Grain of Sand (“Un granello di sabbia”), fonte d’ispirazione per l’omonimo docufilm uscito nel 2009, e la nascita della Moyenne Island Foundation, a cui spetta il compito di mantenere l’ecosistema sull’isola e assicurare che la sua eredità, oggi stimata in circa 34 milioni di euro, non diventi mai oggetto di speculazione economica.

Le sue spoglie riposano sul lato nord dell’isola, tra due ignoti pirati del passato. Alla domanda di un giornalista, che negli ultimi giorni della sua vita gli chiese se si fosse mai sentito sperduto durante mezzo secolo di isolamento, rispose: «Appena una volta in vita mia: quando vivevo in un monolocale a Londra».

Mi chiamo Manuel, ho 33 anni e osservo da sempre con interesse ogni forma acquatica generosamente offerta dalla natura. Laureato con lode in Relazioni Internazionali nel 2012, dal gennaio successivo sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Il mio hobby preferito è viaggiare, ovunque, ma quando devo scegliere tra mare e montagna non ho dubbi: il richiamo dell’acqua è troppo forte! In questa foto mi trovo a Capri, durante la mia ultima vacanza "on the blue", immerso nell’inestimabile panorama con vista Faraglioni.

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