Stretto di Lembeh: il paradiso dei fotografi subacquei

di Manuel Gavini

L

o stretto di Lembeh designa un canale, largo due chilometri e lungo dodici, che divide la costa nord-orientale dell’isola di Sulawesi, nell’arcipelago indonesiano, dall’omonima isola di Lembeh.

Si tratta di un luogo molto noto a fotografi e video-operatori subacquei, per la particolarità e l’enorme varietà di specie che lo popolano. Il posto è incantevole, completamente ricoperto da una fitta vegetazione tropicale che cattura lo sguardo e rapisce l’anima, talvolta risvegliando ricordi primordiali.

Eppure, fa specie pensare che questo tratto di mare, soltanto pochi anni fa, era noto più per la massiccia presenza di plastica, tanto in superficie quanto in profondità. Le proteste ecologiste arrivate da tutto il mondo riuscirono a porre fine a questo degrado, in collaborazione con le associazioni ambientaliste locali e il governo indonesiano.

Quest’ultimo, soprattutto per favorire il turismo, intervenne sensibilizzando l’opinione pubblica, disponendo un’organizzata raccolta della spazzatura lungo le spiagge, che coinvolse anche giovani studenti, e attivando sin dall’età scolare un’educazione su queste tematiche.

La situazione odierna è nettamente migliorata, restituendo l’originario splendore alla ricca fauna marina e alla sua enorme biodiversità: non a caso le acque cristalline sono tornate ad accogliere i più grandi tesori dello stretto di Lembeh.

Si tratta di un mare abitato da una quantità inimmaginabile di specie, coloratissime e di piccole dimensioni, capace di ospitare una varietà di organismi molto particolari come il pesce foglia, così detto perché – sia nell’aspetto, sia nelle movenze – ricorda perfettamente la classica foglia caduta da un albero in autunno.

Qui la vita si manifesta sotto talmente varie e bizzarre forme che sembra quasi un’opera di fantasia. È il caso della variopinta seppia flamboyant, che si sposta sul fondo utilizzando due dei suoi tentacoli, del fluorescente verme piatto che si sposta sulla sabbia e del pesce scorpione di Ambon, il quale sembra assumere le sembianze di un ciuffo di alghe.

Anche diversi crostacei popolano i fondali di questo autentico angolo di paradiso sommerso, senza dimenticare la varietà di piccole forme di vita come gli immancabili cavallucci marini pigmei o gli antennaridi maculati, all’apparenza minacciosi ma in realtà molto timidi. Può capitare anche di imbattersi in un innocuo pesce pipistrello, in ricci rossi, trigoni, pesci rana, nudibranchi, polpi e persino nel singolare pesce pegaso, lontano parente dei cavallucci.

Lo stretto di Lembeh può essere considerato una delle capitali mondiali della macrofotografia subacquea, la Mecca delle “muck diving”, come vengono definite questo genere di immersioni nei fondali sabbiosi alla ricerca di rarissime creature marine.

In aggiunta all’infinita lista di specie endemiche, è possibile osservare gli incredibili adattamenti alle nuove nicchie ecologiche: non di rado, infatti, si possono notare minuscoli pesci gialli spuntare da un collo di bottiglia, polpi che fanno di un barattolo la loro casa durante la cova delle uova, o cavallucci marini in corrente teneramente aggrappati a qualche scarto della nostra quotidianità.

Una delle sorprese più emozionanti a cui agli esperti è capitato di assistere durante una delle tante muck dive nello stretto di Lembeh, è un evento che raramente la natura offre ad un subacqueo. Lungo il fondo sabbioso, a una dozzina di metri di profondità, è stata rinvenuta una lunga cima di ormeggio, su cui erano posizionati decine di grappoli di uova di calamaro, di grandezza notevole, superiore ai 30 centimetri: alcune bianchissime e ancora freschissime, altre ormai mature e senza più segni di vita.

L’ennesimo spettacolo offerto gratuitamente da Madre Natura in questo posto mozzafiato

Mi chiamo Manuel, ho 33 anni e osservo da sempre con interesse ogni forma acquatica generosamente offerta dalla natura. Laureato con lode in Relazioni Internazionali nel 2012, dal gennaio successivo sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Il mio hobby preferito è viaggiare, ovunque, ma quando devo scegliere tra mare e montagna non ho dubbi: il richiamo dell’acqua è troppo forte! In questa foto mi trovo a Capri, durante la mia ultima vacanza "on the blue", immerso nell’inestimabile panorama con vista Faraglioni.

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Nasce il nuovo progetto di comunicazione che unisce sotto un’unica piattaforma online gli appassionati del mondo dell’acqua declinato in tutte le sue forme.

 

La parola acqua deriva dal latino “aqua”, che a sua volta ha una radice indoeuropea, la stessa della parola onda, che passando dal greco diventa “unda” in latino.

Acqua e onda: ovvero identica radice linguistica per due elementi che non possono esistere l’uno senza l’altro. 

 

Le onde sono un movimento perpetuo, sono il fluido che rappresenta l’impulso positivo al cambiamento.

 

Da qui nasce l’avventura di “On the Blue”: che ogni giorno vi condurrà in un viaggio in compagnia di chi questo elemento lo vive e lo ha vissuto.

 

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