La marea rossa, uno spettacolo affascinante quanto nocivo

di Manuel Gavini

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ettete una bella giornata invernale di sole in cui sentite solo il bisogno di una bella boccata fresca di iodio e quindi di una passeggiata in spiaggia. In prossimità della riva, però, ci si rende conto di qualcosa di sconcertante: l’acqua ha cambiato colore ed è diventata…rosso porpora.

Si tratta di un fenomeno naturale, conosciuto non a caso come marea rossa, tanto affascinante da vedere quanto letale per la fauna marina. Esso si manifesta producendo un cambiamento nella colorazione di mari, fiumi, laghi o altri corpi idrici, le cui acque vengono invase da milioni di alghe fitoplanctoniche: quest’ultime, che in certi periodi (soprattutto caldi) possono rapidamente moltiplicarsi nelle acque, si rendono responsabili di potenziali stragi, ostacolando la respirazione e risultando dunque nocive per pesci e volatili, oltre che indirettamente per l’uomo.

Tecnicamente si tratta della fioritura di microalghe dinoflagellate o diatomee che si presentano nelle acque facendo assumere questa tipica colorazione rossa, anche se in realtà con l’espressione red tide si designa oggi qualsiasi proliferazione indipendentemente dal colore, che talvolta può anche essere verdastro, marrone, giallo o arancio.

Esse producono neurotossine che si accumulano nel corpo di molluschi e crostacei, con conseguenze gravemente dannose per le specie ittiche e di riflesso per la salute umana, motivo per cui è sconsigliato il consumo di pesci o frutti di mare prima che siano trascorsi 30 giorni dalla scomparsa della marea rossa, al fine di evitare un’intossicazione alimentare o addirittura un avvelenamento. Andrebbe persino evitato il solo contatto, che potrebbe provocare sintomi come irritazione respiratoria, lacrimazione oculare e bruciore cutaneo.

La rapida crescita delle alghe ha origini tanto naturali quanto antropiche, con queste ultime che negli ultimi anni stanno prendendo il sopravvento. Nel caso di origine naturale, il periodo della fioritura algale trova, tra le sue cause, diversi fattori: la disponibilità di luce solare e di sostanze nutritive, l’alta temperatura dell’acqua, l’assenza di venti e le correnti marine ascensionali, che possono causare un aumento del gradiente di nutrienti, quali pigmenti fotosintetici come la clorofilla e i carotenoidi.

Al contrario, nei casi di origine antropica, cioè dovuti all’azione dell’uomo, in primis vanno annoverati l’inquinamento delle acque dovuto agli scarichi urbani e industriali, in particolare il fosforo contenuto nei detergenti, e i residui di composti provenienti da concimi e prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura, contenenti – oltre al fosforo menzionato – anche azoto e altri microelementi.

Storicamente, l’espressione “marea rossa” sembra avere un retrogusto apocalittico, rievocando piaghe bibliche secolari. Non è un caso che i primi riferimenti si trovino proprio nel Vecchio Testamento, al capitolo 7/versetti 20-21 del libro dell’Esodo: «Tutte le acque che erano nel Nilo si mutarono in sangue, i pesci morirono e il fiume divenne fetido, così che gli egiziani non poterono più berne».

Gli antichi Greci coniarono il termine Mar Rosso proprio assistendo al fenomeno della algale bloom, termine che sarebbe stato coniato secoli dopo nel linguaggio scientifico internazionale: i primi studi risalgono al 1832, quando Charles Darwin notò una colorazione rosso-bruna delle acque marine vicino l’isola di Abrolhos e, analizzando un campione, riscontrò la presenza di un’alga tossica. Oggi le maree rosse sono sempre più frequenti – circa una volta l’anno – in Florida: quella del 2018 presso Coquina Beach, in particolare, uccise 600 tonnellate di pesci e quasi 200 fra delfini e lamantini.

Mi chiamo Manuel, ho 33 anni e osservo da sempre con interesse ogni forma acquatica generosamente offerta dalla natura. Laureato con lode in Relazioni Internazionali nel 2012, dal gennaio successivo sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Il mio hobby preferito è viaggiare, ovunque, ma quando devo scegliere tra mare e montagna non ho dubbi: il richiamo dell’acqua è troppo forte! In questa foto mi trovo a Capri, durante la mia ultima vacanza "on the blue", immerso nell’inestimabile panorama con vista Faraglioni.

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La parola acqua deriva dal latino “aqua”, che a sua volta ha una radice indoeuropea, la stessa della parola onda, che passando dal greco diventa “unda” in latino.

Acqua e onda: ovvero identica radice linguistica per due elementi che non possono esistere l’uno senza l’altro. 

 

Le onde sono un movimento perpetuo, sono il fluido che rappresenta l’impulso positivo al cambiamento.

 

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