Cenone sostenibile: i molluschi di mare sono la scelta più green

di Martina Grandori

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ongole, cozze, ostriche, patelle, lumache di mare: via libera ai molluschi, efficace alternativa alle proteine, ricchissimi di minerali e cibo a basso impatto ambientale.

A raccontarle in maniera curiosa e insolita in “Il suono del mare. Le conchiglie e il futuro degli Oceani” (edito dal La Nave di Teseo) Cynthia Barnett, giornalista americana specializzata in ambiente, già autrice di libri sull’acqua come “Mirage”, “Blue Revolution” e “Rain”, un testo che parla delle conchiglie, delle vite nascoste degli animali che le abitano, rivelando quello che hanno da dirci sui nostri mari, sul mondo che cambia, e su noi stessi.

L’autrice le ha studiate, ne ha inseguito le vicende attraverso i continenti e le epoche, e in questo libro ripercorre, tra cultura e scienza, la lunga storia d’amore dell’uomo con queste protagoniste silenziose.

Basti pensare che furono cibo e nutrimento già ai tempi dell’età della pietra, e che oggi sono ancora sulle nostre tavole, dalle immancabili linguine alle vongole ai plateau royale che si ordinano ai ristoranti di pesce e a cui tutt’oggi si attribuiscono poteri afrodisiaci.

Ma torniamo ad un aspetto poco conosciuto di questo regalo del mare, il loro essere amici dell’ambiente, del loro basso impatto ambientale per alcune loro, innate, caratteristiche.

Innanzitutto queste specie non sono alimentate con mangimi, ma si nutrono di fitoplancton e di altri materiali organici presenti naturalmente nelle acque.

Non sono trattate con antibiotici né con alcuna sostanza chimica.

Le uniche attività umane in un allevamento ittico di questo genere sono la ‘semina’ e la raccolta avviene non distate dalla costa e per la loro raccolta, si utilizzano barche e attrezzi selettivi e poco o per nulla impattanti.

Aspetti non trascurabili se si pensa alle stragi della fauna marina in capo ai pescherecci o alle emissioni di gas serra quando si parla di allevamento sulla terra.

Nel Mediterraneo esiste l’allevamento di cozze su corde, WWF lo ha classificato come uno dei più sostenibili proprio perchè al momento della raccolta i fondali marini non subiscono alcuna tortura.

Per 50 grammi di proteine di frutti di mare allevati uno studio recente pubblicato su Frontiers in Ecology and the Envioroment, ha calcolato che si producono 0,4 chilogrammi di CO2, paragonabile a quella dei legumi e molto distante dai numeri prodotti dal bestiame.

Altro aspetto importante per imparare è a capire quanto sia il fabbisogno di proteine per un essere umano, è da sfatare l’equazione proteine uguale carne, il mondo dei frutti mare, come quello dei legumi, sono un’ottima fonte: secondo il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) per un adulto onnivoro in buone condizioni di salute basta assumerne 150 grammi due volte a settimana e il nostro corpo è a posto.

Prediligere quindi conchiglie a un filetto di manzo è un approccio più etico alla tavola, gli oceani, non è una novità, sono messi a dura prova non solo dai cambiamenti climatici ma anche da cattivi comportamenti alimentari e dal non rispettarli.

Se si vuole ancora raccogliere conchiglie e ascoltarne l’eco dei mari come fanno i bambini, è bene iniziare a cambiare rotta, non solo per il cenone di San Silvestro, ma anche per gli altri giorni dell’anno. 

L’augurio speciale a tutti i lettori è che l’anno nuovo sia sorprendente, felice e all’insegna della sostenibilità “blue”, perché tutelare l’acqua in ogni sua forma significa prendersi cura della nostra stessa vita!

Sono Martina Grandori, vivo quotidianamente con il senso dell’umorismo e alla ricerca dell’estetica, tento di migliorarmi ogni giorno in nome di una magica evoluzione, nutrendo il mio giardino degli interessi. Adoro scrivere, lo faccio da vent’anni in qualità di giornalista specializzata in lifestyle, prestata poi al mondo dell’ambiente e della sostenibilità. Sono madre di due bambine che hanno rivoluzionato la mia vita in positivo, da sempre vivo nella bellissima Milano, città che adoro perché ha moltissimo da offrire oltre allo smog.

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Nasce il nuovo progetto di comunicazione che unisce sotto un’unica piattaforma online gli appassionati del mondo dell’acqua declinato in tutte le sue forme.

 

La parola acqua deriva dal latino “aqua”, che a sua volta ha una radice indoeuropea, la stessa della parola onda, che passando dal greco diventa “unda” in latino.

Acqua e onda: ovvero identica radice linguistica per due elementi che non possono esistere l’uno senza l’altro. 

 

Le onde sono un movimento perpetuo, sono il fluido che rappresenta l’impulso positivo al cambiamento.

 

Da qui nasce l’avventura di “On the Blue”: che ogni giorno vi condurrà in un viaggio in compagnia di chi questo elemento lo vive e lo ha vissuto.

 

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