Food trend e circolarità: la spirulina è sempre più un esempio di agricoltura 4.0

di Martina Grandori

I

l cibo del futuro? Un concetto iniziato 15 anni fa, quando sono stati introdotti i primi alimenti geneticamente modificati (OGM). Oggi i cibi del futuro, quelli che rispondono ad una crisi climatica e agricola importante, quelli che potrebbero salvare le popolazioni denutrite (690 milioni i numeri dichiarati da Fao) sono anche le alghe.

Oltre al loro passaporto di cibo salutista, integratore ricco di proteine, sali minerali, omega-3, ferro e vitamine del gruppo B, nonché una delle forme di vita più antiche sulla Terra, capace di vivere sia in acqua dolce che salata e, in qualità di cianobatterio, di assorbire più CO2 e rilasciare più ossigeno.

In Lombardia ci sono importanti novità in tema, la regione votata all’industria e a coltivazioni per sfamare il settore degli allevamenti, sta iniziando da qualche tempo a promuovere la produzione di microalghe come la spirulina in nome di un’economia circolare che fa bene all’ambiente e all’uomo.

La punta di diamante si chiama Salera, azienda a Castelvisconti, Cremona, certificata per la produzione di spirulina a impatto zero, pionieri di un’agricoltura energicamente indipendente sfruttando il biogas, indispensabile a scaldare le serre dove si coltiva. Per crescere la spirulina ha bisogno di due cose: acque dolci non stagnanti a 32-34 C°, e luce. Le serre, quindi, devono essere chiuse, non intaccate da agenti atmosferici esterni, luminose e trasparenti, l’acqua priva di impurità e mossa in continuazione per evitare che ristagni.

Di fatto le alghe, promosse anche da vegani e celiaci visto il loro alto contenuto di principi attivi, permettono anche un risparmio idrico significativo: per un chilo di prodotto secco occorrono 5 litri di acqua, per un chilo di manzo 400 litri. Ma quest’alga millenaria piace molto anche agli chef, è diventata a tutti gli effetti un diversivo, un food trend per esploratori del gusto e gli spaghetti a base di polvere di spirulina sono la scommessa per molti, oggi sugli scaffali della gdo accanto ai grandi classici.

Un nome? Felicia, etichetta prodotta a Gravina in Puglia da Andriani, una pasta biologica dal colore verdissimo ottenuta mischiando la polvere d’alga con la farina di riso integrale, adatta anche ai celiaci più delicati. Non solo ricca di micronutrienti Felicia, ma vicina ad una produzione circolare sfruttando la neutralità carbonica e il riutilizzo dell’acqua di produzione che viene re-immessa nel sistema. Un perfetto esempio di agricoltura 4.0 che fa il verso al benessere del Pianeta e della salute.

Sono Martina Grandori, vivo quotidianamente con il senso dell’umorismo e alla ricerca dell’estetica, tento di migliorarmi ogni giorno in nome di una magica evoluzione, nutrendo il mio giardino degli interessi. Adoro scrivere, lo faccio da vent’anni in qualità di giornalista specializzata in lifestyle, prestata poi al mondo dell’ambiente e della sostenibilità. Sono madre di due bambine che hanno rivoluzionato la mia vita in positivo, da 41 anni vivo nella bellissima Milano, città che adoro perché ha moltissimo da offrire oltre allo smog.

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