Un “mare di vapore” all’alba della primavera

di Redazione

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o chiamano anche fumo da gelo, foschia di mare o nebbia acquea: il “mare di vapore” – noi scegliamo questo – rappresenta un fenomeno dalle molteplici denominazioni. Soprattutto in un determinato periodo dell’anno, è possibile ammirare il mare letteralmente “in fumo”, ma – è pacifico – gli incendi in tal caso non c’entrano nulla.

In mare aperto, può succedere che l’acqua cominci a condensare quando correnti di aria fredda entrano in contatto con quelle più calde sulla superficie; quest’ultima si raffredda quasi subito, col risultato di ottenere un intenso vapore, praticamente lo stesso che vediamo uscire dalle nostre bocche in una giornata climaticamente rigida. Con la differenza che il processo, qui, si estende su scala decisamente più grande.

l processo di risalita di masse d’aria più calde e umide sopra la fredda superficie marina origina l’affascinante fenomeno conosciuto come nebbia di mare, o tecnicamente nebbia d’avvezione: si tratta di una distesa di strati sottili che mantengono la base in prossimità del suolo o della superficie stessa. 

. Le formazioni nebbiose marittime sono favorite dalla presenza di una debole circolazione dei venti termici nei bassi strati, non superiore a forza 3-4 della scala Beaufort, indotta da un campo barico alto e livellato; in sostanza, quando si attivano le brezze marine, il vapore acqueo raggiunge la costa e il vicino retroterra, con densi banchi che inficiano la visibilità tanto nelle zone interessate, rendendo difficoltoso il lavoro di pescatori e marinai, quanto nelle località lontane dalle aree litoranee.

Spesso queste particolari condizioni generano uno strato d’inversione termica a qualche decina di metri dal mare, che imprigiona l’aria umida continuando ad agevolare la condensazione del vapore acqueo in essa contenuto. Il fenomeno è insolito ma non troppo raro nel Mar Mediterraneo e sui bacini che circondano l’Italia, dove le nebbie d’avvezione sono molto comuni soprattutto nei giorni precedenti alla stagione primaverile – quando c’è il mix ideale tra il tepore dei raggi solari e la rigidità delle temperature marine – differenziandosi così dalle diverse nebbie padane, tipiche della stagione invernale.

Geograficamente, questa situazione si verifica poiché dall’entroterra nord-africano, solitamente dal deserto algerino e dalla Libia, cominciano ad affluire sulle acque del mare nostrum (non superiori ai 16°C, dopo che il calore estivo si è completamente dissipato) masse d’aria di estrazione sub-tropicale piuttosto calde – sottoforma di venti di scirocco e ostro – visto il deciso riscaldamento che attorno al mese di marzo interessa tutta la fascia sub-sahariana, con valori termici che sfondano il muro dei 40°C per la prima volta dopo l’inverno.

Le nebbie di mare sono frequenti sul medio-alto Adriatico, ma anche sulle coste tirreniche, tra il Lazio e la Campania fino alla Liguria, e – seppur più spostate in avanti, tra aprile e maggio – anche in Sardegna e sulle coste ioniche di Puglia, Calabria e Sicilia, tanto da essere conosciute con vari appellativi dialettali a seconda del contesto locale.

In Liguria, ad esempio, il fenomeno prende il nome di “caligo”, mentre presso le aree costiere siciliane è storicamente noto con l’espressione “lupa di mare”. Ad ogni modo e in qualunque regione, l’effetto si traduce in paesaggi incantevoli per un evento meteorologico che, non a caso, è recentemente divenuto d’interesse virale: migliaia sono i post pubblicati e condivisi sui principali social network, con foto e video pronti a immortalare uno scenario insolito ma estremamente suggestivo.

Ecco il team di “On The Blue”: Carolina, Cinzia, Consuelo, Costanza, Fabrizio, Francesca, Katia, Lorenzo, Lucio, Martina, Manuel, Pino, Roberto e Stefano. Ogni giorno vi raccontiamo l'acqua in ogni sua forma e declinazione, attraverso esperienze e racconti delle donne e degli uomini che seguendo il flusso delle onde andremo a incontrare, o ci verranno incontro.

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